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Il tutor aziendale: un riferimento per i dipendenti

La figura del tutor aziendale è fondamentale per accompagnare con successo il nuovo dipendente in azienda. Abbiamo già accennato all’importanza di questa figura in un nostro post su Linkedin. Il processo di affiancamento, infatti, è fondamentale per garantirne un inserimento soddisfacente sia per l’azienda che per il nuovo dipendente. Lo scopo del periodo di tutoraggio è di rendere il più rapidamente possibile autonomo e operativo il nuovo dipendente all’interno del team. Questa fase riveste un’importanza maggiore tanto quanto l’azienda è grande e strutturata.

Il tutor aziendale è un dipendente selezionato all’interno del team dove la nuova risorsa andrà inserita. Deve avere almeno 5 anni di esperienza in ambiti affini a quello per cui deve fare tutoraggio e può lavorare con al massimo 3 nuovi dipendenti. Il tutor affianca costantemente il tirocinante sul luogo di lavoro e lo aiuta e supervisione in tutte le attività che sono state previste nel progetto formativo. La scelta di questa figura è fondamentale in quanto rappresenta l’unico punto di riferimento per ogni problematica, sia lavorativa che personale, per il nuovo assunto. Il tirocinante, infatti, non appena entrato in azienda si trova inserito in una realtà che non conosce. Una figura di riferimento è fondamentale per evitare la fuga di talenti ed assicurarsi che il nuovo dipendente non viva male l’ingresso in azienda. Il tutor introdurrà nel gruppo il nuovo assunto e lo aiuterà a conoscere la nuova realtà

Un buon tutor deve avere anche una propensione all’insegnamento. Ha infatti la responsabilità di facilitare e sostenere l’apprendimento del nuovo assunto per tutta la durata dell’esperienza di tirocinio. Deve conoscere bene gli obiettivi formativi da raggiungere alla fine del percorso. Il percorso di apprendimento infatti verrà costruito sulla base delle necessità della persona e delle aspettative dell’organizzazione. L’obiettivo è quello di trasmettere il “mestiere” sul campo trasferendo le proprie competenze e la propria professionalità al nuovo assunto.

La figura del tutor ricopre un’importanza ancora maggiore quando si tratta di personale appartenente alle categorie protette. Il tutor affianca la figura nella sua fase di formazione e cerca di comprenderne le necessità e i bisogni speciali da riferire all’organizzazione. La finalità è sempre quella di garantire un’esperienza lavorativa positiva e produttiva per la persona con disabilità. Questo è possibile mettendo in pratica tutti gli accomodamenti necessari, sia per quanto riguarda ausili che per quanto riguarda orari e modalità operative.

Il personale appartenente alle categorie protette, proprio per le esigenze specifiche e le difficoltà che può incontrare nel lavoro, può richiedere la presenza costante di un tutor che supervisioni e affianchi il dipendente. Infatti il tutor ha il compito di supervisionare il dipendente e assisterlo in caso di difficoltà. Ha il compito, inoltre, di rilevare le problematiche che il dipendente incontra e riportarle all’azienda per mettere in atto quanto possibile per risolverle. 

Il compito del tutor è, dunque, fondamentale per il buon inserimento di una nuova figura e richiedere un’attenzione particolare e delle competenze specifiche. L’affiancamento riveste un’importanza maggiore in caso si impieghi personale appartenente alle categorie protette, richiedendo maggiore attenzione ed empatia nei confronti del dipendente. Il tutor deve conoscere la disabilità e le problematiche date dalla patologia del dipendente e interfacciarsi con il personale delle risorse umane e gli psicologi per ottenere una preparazione specifica su come affrontare le problematiche. Diventa quindi importante fornire una formazione specifica in azienda a chi si troverà a svolgere il ruolo di tutor, grazie a specifici corsi di formazione. Questo compito, all’apparenza di routine e spesso preso sottogamba, richiede una persona preparata in grado di assistere e formare la nuova risorsa al meglio.

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