Come presentarsi ad un colloquio: ecco il kit inclusivo

Quando affrontiamo il tema del colloquio di lavoro e il candidato ha una disabilità riteniamo doveroso supportare la tesi imprescindibile del merito professionale come unica unità di misura, rispetto all’idoneità fisica davanti ad una disabilità: niente ammette violazione della privacy o discriminazione, in qualunque sede.

Esistono tanti tipi di disabilità: fisiche, motorie, sensoriali, intellettive, psichiche, alcune sono visibili, altre no, ma con la stessa importanza. 

E’ importante iniziare dalla selezione idonea degli annunci, selezionandoli tra quelli che hanno una reale e concreta attinenza al percorso e alla motivazione professionale. 

Erroneamente pensiamo che il colloquio di lavoro rappresenti un punto di arrivo per il cambiamento della nostra vita lavorativa. Ignoriamo, invece, che è solo l’inizio del nostro percorso di cambiamento ed è il momento cruciale per dargli la giusta direttiva. Il momento è carico di emozioni, spesso anche di stress che viviamo e va a dare la sfumatura alla parola “futuro”. Questo accade soprattutto in sede di fragilità e l’ansia aumenta perché ci chiediamo quale sia il modo migliore per comunicare la nostra condizione di disabilità.

Bisogna fare una grande distinzione introduttiva, capendo la natura del colloquio: se si risponde ad un annuncio di ricerca di personale appartenente alle categorie protette, è chiaro che il recruiters si aspetta di avere dettagli in merito, anche a livello documentale e le domande mirate saranno parte integrante del colloquio, soprattutto per delineare l’identikit accurato dei nostri bisogni sia come mansioni, sia come eventuale strumentazione per agevolare l’attività lavorativa. In questa sede, sarà anche  l’occasione per dichiarare ulteriori specifiche, come i permessi per la legge 104.

È bene quindi munirsi, oltre che all’aspetto più formativo come il curriculum, anche l’attestazione dell’iscrizione nelle liste del collocamento mirato e diagnosi funzionale rilasciata dall’ASL ad indicare i parametri di efficienza, che possono spiegare meglio eventuali esigenze particolari o limitazioni, salvaguardando la privacy del candidato. 

Il nostro consiglio è quindi, di affrontare il colloquio come punto di partenza per delineare il percorso lavorativo migliore, badando sì alla privacy, ma utilizzando anche piena sincerità per instaurare un rapporto di fiducia proprio come migliore biglietto da visita: suggeriamo di indicare la dicitura di appartenenza alle categorie protette ex l.68/99 ad inizio o a conclusione del curriculum, le due aree in cui un recruiter abitualmente verifica la specifica.

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